Tre anni, 112 assessment, e una cosa che continuava a ripetersi.
Origine non è nato a tavolino. È la parte iniziale del nostro lavoro, quella che ripetiamo ogni volta uguale, staccata e messa in mano a te.
112assessment in tre anni
10aree in cui il lavoro si inceppa
34domande, otto delle quali arrivano a te
10minuti, dal telefono o dal computer
01 · Da dove nasce
Il passo indietro
Nei 112 assessment, quasi nessuno ci ha chiamato per un problema. Ci hanno chiamato per una soluzione già scelta.
«Ci serve un corso sulla comunicazione.» «Dobbiamo rifare il sito.» «Vogliamo partire con gli OKR.» E sotto, quasi sempre, c'era un'altra cosa.
Non perché chi ce lo chiedeva fosse ingenuo: di solito era la persona più competente nella stanza. Ma da dentro si vede il sintomo che fa più rumore, non quello che conta di più. È una proprietà della posizione, non della persona: succede a tutti, è successo anche a noi.
Così abbiamo imparato a fare una cosa che all'inizio sembrava una perdita di tempo: chiedere all'azienda di dire i propri sintomi ad alta voce, con parole sue. Non «cosa vuoi fare», ma «cosa ti pesa».
Detti ad alta voce, i sintomi si mettono in fila da soli. Molte volte la persona ha capito qualcosa mentre lo stava raccontando, prima che noi dicessimo una parola.
Le nostre parole non sono le sue. All'inizio i nomi tecnici delle dieci aree li mostravamo. Non venivano riconosciuti: un imprenditore non ha «un problema di Produzione», ha le decisioni che non diventano azione. Da lì una regola che oggi governa ogni riga di Origine, cioè si parla per sintomo e non per categoria, e il motivo per cui il primo passo è un campo bianco e non un elenco di caselle.
Quando a decidere è più di uno, i sintomi non coincidono. E quasi nessuno lo sa: ognuno ha la propria diagnosi, la dà per ovvia, e assume che sia anche quella degli altri. Poi si passa alle soluzioni, ed è lì che si litiga, convinti di litigare sulle soluzioni. C'è anche una versione più silenziosa: chi sta in cima riceve una versione filtrata della propria azienda, e il filtro è più fitto proprio sui temi che contano. Non per slealtà, ma perché nessuno vuole passare per quello che si lamenta sempre.
02 · La mappa
Le dieci aree, dette come le dicono i clienti
Sono il risultato dei 112 assessment: dieci punti in cui, nella nostra esperienza, il lavoro si inceppa. Le trovi scritte così anche dentro lo strumento.
01Non è chiaro perché esistiamo e per chi
02Le persone non hanno energia o il team non funziona insieme
03Decidiamo a sensazione, senza numeri condivisi
04Si perde tempo, troppe cose ripetitive o caotiche
05Tante idee ma non sappiamo quale seguire
06L'offerta non è chiara o ben progettata
07Costruiamo cose che poi il mercato non vuole
08Le decisioni non diventano azione
09Non chiudiamo le vendite o non troviamo clienti
10Non capiamo perché i clienti comprano o no
Ognuna ha dietro un gruppo di domande, trentaquattro in tutto. Tu ne ricevi otto (dodici se lo fai in team), scelte in base a quello che hai raccontato: le altre non te le facciamo perché non c'entrano con te.
Non sono una classificazione presa da un manuale, e non pretendiamo che sia l'unica possibile. È la mappa che usiamo per lavorare, e l'abbiamo cambiata quando ci siamo accorti che descriveva male qualcosa.
03 · Le fondamenta
Su cosa ci appoggiamo
Non siamo partiti dalla teoria. Siamo partiti da un problema pratico e da quello che vedevamo in azienda. La ricerca è arrivata dopo, per controllare se quello che stavamo facendo reggeva, e in qualche caso ci ha fatto cambiare idea.
Qui sotto ce ne sono alcuni: non una bibliografia, i pochi che hanno vincolato una scelta precisa. La seconda parte di ogni voce conta quanto la prima.
Il doppio diamante e il modello dell’iceberg
Cosa ci ha fatto fareSono la pratica di problem framing che usiamo in consulenza: prima si allarga sui sintomi, poi si stringe sul problema. Origine è la prima metà di quel movimento.
Cosa non diceChe raccogliere i sintomi basti. La seconda metà, cioè riformulare il problema, richiede una persona che ti faccia domande, e Origine non la fa.
Watzlawick, Weakland e Fisch (1974); Nardone, la «tentata soluzione»
Cosa ci ha fatto fareChe quello che hai già provato per risolvere il problema può essere la cosa che lo tiene in piedi. È il motivo per cui Origine ti chiede i sintomi, e non la soluzione a cui avevi già pensato.
Cosa non diceQuesta tradizione sostiene che il problema dichiarato vada messo in discussione, non accompagnato. È un argomento contro l’autodiagnosi, e lo teniamo presente.
Milliken, Morrison e Hewlin (2003)
Cosa ci ha fatto fareQuaranta interviste su cosa i dipendenti non dicono al proprio capo, e perché. È la ragione per cui esiste la versione in team: chi decide da solo è, per ragioni strutturali, il meno informato su una parte precisa dei problemi, cioè quelli di cui è la causa e quelli che nessuno gli riporta.
Cosa non diceChe mettere insieme due o sei letture produca una stima più giusta. Serve a far emergere le differenze, non a fare una media.
Ryan e Deci, teoria dell’autodeterminazione
Cosa ci ha fatto farePerché la priorità la scegli tu e non te la assegniamo noi. Un obiettivo ricevuto e uno scelto non producono lo stesso lavoro: il primo si esegue finché qualcuno guarda, il secondo si porta avanti. Vale con noi, e vale con la tua squadra il giorno dopo.
Cosa non diceChe scegliere da sé renda la scelta giusta. Dice qualcosa su cosa succede dopo, niente su quanto ci hai preso.
de Shazer (1985), la «domanda del miracolo»
Cosa ci ha fatto fareL’ultima domanda del percorso: «se tra tre mesi qualcosa fosse cambiato, da cosa te ne accorgeresti?». È una parentela diretta, e la citiamo perché è sua.
Cosa non diceChe rispondere basti. È un punto di partenza, non un risultato.
E uno che usiamo contro noi stessiNisbett e Wilson (1977) hanno mostrato che quando spieghiamo le cause di ciò che facciamo, spesso stiamo producendo una ricostruzione plausibile a posteriori e la riportiamo come se fosse un'osservazione. Chi compila Origine non sta osservando la propria azienda: la sta interpretando. Vale per te e vale per noi, ed è ciò che separa una bussola da un referto.
04 · I limiti
Cosa Origine non è
Uno strumento che promette più di quello che fa si paga alla prima conversazione.
Non è un assessment
L’assessment è l’altra cosa, quella dei 112: più persone, più sessioni, i documenti, i numeri veri. Origine sono dieci minuti e le tue risposte.
Non è un giudizio sulla tua azienda
È il quadro ordinato di come la vedi tu, il dato che nessun questionario raccoglie. Ma resta il tuo punto di vista.
Il numero non è un voto
Le aree in cima alla tua mappa ci stanno in gran parte perché ce le hai messe tu. Il numero dice «qui, secondo te, si concentra la tensione». Chi ti dà un punteggio sulla tua azienda dopo dieci minuti ti sta vendendo qualcosa.
Non ti dice cose che non sai
Mette in ordine cose che sai già. E se lo fate in team, ti mostra su cosa non sapevi di non essere d’accordo.
Quello che Origine per costruzione non può vedere è precisamente quello che tu non vedi di te: le tensioni di cui sei tu la causa, e quelle che nessuno ti riporta. Per quelle serve qualcuno da fuori. Origine è la porta, non la stanza.
05 · Il seguito
E dopo?
Quando i sintomi sono in fila, la domanda cambia. Non è più «cosa non va», quello adesso ce l'hai scritto. È «perché continua a succedere».
Quella domanda non si risolve con un modulo, e nemmeno rileggendo un report. Si risolve parlandone: mezz'ora insieme in cui ripartiamo da quello che hai scritto e proviamo a scendere di un livello.
Su come conduciamo quella mezz'ora ci appoggiamo a Miller e Rollnick: quando è il consulente ad argomentare per il cambiamento, il cliente argomenta contro, e le frasi che contano davvero sono quelle che dice il cliente.
Se in quella mezz'ora siamo noi a doverti convincere di qualcosa, abbiamo già sbagliato mestiere.
Se da lì nasce un percorso, ne parliamo. Se non nasce, ti sei portato via una mappa e mezz'ora di ragionamento.
06 · In breve
Domande frequenti
Quanto ci vuole, e cosa mi serve?
Dieci minuti, dal telefono o dal computer. Nessun account, nessuna carta. L’email serve per mandarti il report, che resta tuo.
Cosa ricevo alla fine?
Un documento con la mappa delle dieci aree, le tue parole rilette, la priorità che hai scelto e un primo passo concreto. Se lo fate in team, alla chiusura arriva anche una mappa comune che mostra dove vi vedete allo stesso modo e dove no.
Che fine fa il mio indirizzo email?
Ti arriva il report, ed è tuo da tenere. Dentro c’è anche l’invito a mezz’ora di conversazione con noi: fa parte di Origine, e non sei tenuto ad accettarlo. Se non ci rispondi, al massimo te lo ricordiamo una volta e poi basta. Oltre a questo non ti scriviamo, a meno che tu non spunti la casella facoltativa in fondo al percorso, che serve solo a quello.
Se lo faccio in team, chi legge quello che scrivo?
Il tuo report è tuo. Nella mappa comune le risposte compaiono come Voce 1, Voce 2, senza nomi, e chi ti ha mandato il link vede se hai risposto, mai cosa. Se però siete in pochi, l’ordine in cui arrivano le risposte può far indovinare chi è chi: se questo ti pesa, tienine conto quando scrivi.
Questo numero da dove esce?
Dalle aree che hai confermato, dalla priorità che hai scelto e dalle tue risposte, in quest’ordine di peso. L’area che hai indicato come punto di partenza sta in alto perché l’hai scelta tu, non perché le tue risposte l’abbiano dimostrato. È una scelta voluta: non abbiamo nessun titolo per dirti che ti sbagli sul tuo stesso problema dopo dieci minuti e otto risposte.
È un’intelligenza artificiale che mi analizza?
Sì, in parte. Un modello linguistico fa tre cose: rilegge quello che hai scritto, ti dice cosa ha capito, e mette in prosa il report finale. Le dieci aree, le trentaquattro domande e il catalogo da cui esce la raccomandazione sono nostri, e vengono da quei 112 assessment: il modello li applica, non li inventa.
Cosa vede il modello, esattamente?
Il testo che scrivi, le tue risposte e il nome dell’azienda. Non il tuo nome, non la tua email, non il tuo telefono: quelli restano da noi e servono solo a mandarti il report. Se lo fate in team, al modello le risposte arrivano già come Voce 1, Voce 2, senza nomi. Il modello non gira sui nostri server: è un servizio esterno a cui il testo viene inviato per essere elaborato.
Se lo rifaccio fra un mese mi dice la stessa cosa?
Non necessariamente. Le domande che ricevi dipendono dalle aree che confermi, quindi un racconto scritto in modo diverso può portarti su un percorso diverso. Quanto spesso succeda non l’abbiamo misurato, e finché non lo facciamo non lo raccontiamo come se lo sapessimo.
Perché è gratis?
Perché siamo una società di consulenza e Origine è il modo in cui incontriamo le persone. Non lo nascondiamo in fondo a una pagina. C’è anche una seconda metà: molti lo usano, si portano via la mappa, la discutono con i soci e non ci chiamano mai, e va bene così. Preferiamo un documento utile anche a chi non diventerà mai un cliente, che un modulo utile solo a noi.